a cura di Azione Sociale
Lo Scenario
I -
Abusi accertati
1-
Assegnazioni a
partiti politici
2-
Assegnazioni a
cooperative
3-
Violazioni
incrociate
II-
Entità
fantomatiche
III -
Connessioni politiche ed economiche
IV -
Un decentramento mai
avvenuto
Lo Scenario
Dalla metà degli anni 80, un
associazionismo variegato di identità non ben definita,
cominciava ad agire autonomamente nella città di Roma,
Tale fenomeno rappresentava,
probabilmente, la diretta conseguenza dell'accentuarsi in
quei fenomeni che hanno fatto sì che le espressioni
politiche classiche, i partiti, perdessero la capacità di
rappresentare le istanze della società civile, nonché le
reali esigenze del cosiddetto territorio.
Organizzazioni ambientaliste, comitati
locali, centri sociali, gruppi di assistenza, trovavano
posto in stabili di proprietà comunale abbandonati da
anni e lasciati esposti al degrado e all’incuria. In
parecchi casi le amministrazioni circoscrizionali (ora
divenute municipi), provvedevano al rilascio di temporanee regolarizzazioni in attesa che il Comune di
Roma stabilisse regole certe per un utilizzo che
garantisse sia le organizzazioni che la pubblica
amministrazione. Nel 1993, con l’amministrazione
comunale guidata dal Sindaco Franco Carraro, si verificò un evento che,
per la sua particolarità, portò il problema
dell’affidamento degli spazi ad uso sociale
all’attenzione dell’opinione pubblica e dei partiti
politici: vennero emessi una raffica di provvedimenti di
sgombero firmati da un assessore comunale che, tra
l'altro, al momento
della loro esecuzione, si trovava in stato di arresto per
le vicende legate alla cosiddetta Tangentopoli.
Il caso emerse in maniera clamorosa
sui media, anche in seguito alla resistenza allo sgombero
opposta dall’Oikos, un’associazione che, tra l’altro,
svolgeva incarichi di protezione civile per il Comune di
Roma.
Il nuovo consiglio comunale eletto nel
1994, a maggioranza di sinistra, si impegnò a varare
regole chiare e trasparenti affinché nel settore delle
assegnazioni non venissero ripetuti gli errori del
passato.
I punti
fondamentali del regolamento di applicazione delle
delibere del 1995 e del 1996 per la regolamentazione
della materia, risultano essere i seguenti:
1) ”Le
regolarizzazioni e le assegnazioni possono essere
disposte in favore di Enti, Fondazioni o Associazioni e
Centri Sociali autogestiti costituiti in associazioni
regolate dagli Articoli 14 e segg. del Codice Civile che
esplichino attività di carattere sociale, ivi compreso
quello sanitario, politico, ad eccezione dei partiti e
loro articolazioni politico-organizzative di cui alla
legge n. 194/75, culturale, assistenziale, sindacale,
ricreativo-sportivo e di tutela ambientale, senza scopo
di lucro, nell'ambito del territorio del Comune di Roma,
a servizio della popolazione ivi residente.”
2) “... a)
costituisce titolo preferenziale nell'assegnazione,
l'indirizzo polifunzionale dell'associazione richiedente,
nonché, l'integrazione delle attività svolte con le
esigenze del territorio;
b) le associazioni dovranno svolgere le attività che
costituiscono il loro fine e che abbiano carattere
permanente;”
.... “Si procede alla revoca immediata delle assegnazioni
qualora l'assegnatario faccia un uso improprio dei beni,
consenta a terzi di occupare l'immobile senza previa
autorizzazione comunale, mutino gli scopi
dell'associazione, nello svolgimento delle proprie
attività usi metodi violenti e contrari alla dialettica
democratica.
L'Amministrazione Comunale, attraverso i Municipi
interessati, può annualmente verificare che l'uso dei
locali corrisponda a quanto disposto dalla disciplina
delle concessioni e può revocare, nei termini di
preavviso di cui alla disciplina vigente, dette locazioni
ove l'uso sia difforme da quanto autorizzato.”
3) “Allorché le attività
svolte dalle associazioni o dai comitati rivestano forte
valenza sociale e si configurino come servizi della
collettività che non possono essere interrotti se non con
gravi pregiudizi per l'utilità sociale, si provvederà
alla regolarizzazione e alla assegnazione con ordinanza
sindacale.
Contestualmente all'adozione dell'ordinanza
sindacale viene, comunque, attivata la procedura
istruttoria ordinaria sopra descritta, che dovrà
concludersi entro il termine di 120 giorni.
Decorso il termine perentorio suddetto senza che sia
stato adottato il provvedimento formale da parte della
Giunta Comunale, l'ordinanza sindacale diviene
inefficace, valendo l'inosservanza dei termine del
procedimento quale condizione risolutiva della stessa.”
Dalla lettura dei
suddetti punti si evidenziano senza tema di smentita
- l'esplicito
divieto di utilizzare gli spazi sociali quali sedi di
partiti politici o delle loro articolazioni - punto 1)
- l'obbligo, per
i soggetti beneficiari delle assegnazioni, di svolgere
attività di effettiva utilità sociale nel rispetto delle
regole che garantiscono la convivenza democratica. Si
evidenzia anche il divieto di utilizzare gli spazi
sociali, successivamente alla loro assegnazione, per
attività che perseguono finalità diverse da quelle in
virtù delle quali l'assegnazione è stata autorizzata (ad
es. di tipo commerciale) - punto 2)
- le regole con
le quali si possono avviare procedure di accelerazione
nelle assegnazioni nei casi in cui i beneficiari stiano
svolgendo compiti particolarmente importanti per la
collettività. - punto 3)
Nel presente dossier dimostreremo come
il suddetto regolamento sia stato sistematicamente
violato, attraverso palesi abusi e falsificazioni da
parte degli uffici comunali preposti alle assegnazioni,
comportamenti rispetto ai quali sarebbe necessario che
gli organi preposti svolgessero indagini al fine di
verificare se si siano compiuti abusi e/o vere e proprie
falsificazioni, con l'obiettivo ultimo di favorire alcuni
soggetti rispetto ad altri, omettendo (o peggio) tutti i
controlli necessari al rispetto delle regole.
C’è da precisare che questo Libro
Bianco è frutto, quasi esclusivo, di ricerche
condotte attraverso lo strumento Internet, in quanto i competenti uffici comunali sono
reticenti a fornire la documentazione inerente le
assegnazioni: persino rispetto a precise richieste di
alcuni consiglieri comunali, non
è stato fornito altro che la copia cartacea di un elenco
‘ufficiale’ presente nella rete sul sito istituzionale del Comune
di Roma.
Azione Sociale
non intende esprimere pregiudizialmente una valutazione
politica né tanto meno giudiziaria dei risultati di
questa indagine, resta il fatto, come ogni lettore potrà
facilmente constatare, che i soggetti che hanno
maggiormente goduto di assegnazioni, regolari e/o
privilegiate, appartengono ad un’area politica ben
identificabile, sia in maniera evidente, sia attraverso
personaggi di cui è ben nota l'appartenenza politica e
partitica.
I -
Abusi accertati
1- Assegnazioni a
partiti politici
In totale
violazione del punto 1 del regolamento, tre spazi sociali
presenti nell’elenco risultano, di fatto occupati da
sezioni dei DS seppure, nell’elenco fornito dal Comune di
Roma risulterebbero assegnate ad associazioni.
In questi tre casi sarebbe necessario verificare se si
configurino abusa da parte del Campidoglio, o false
dichiarazioni imputabili ai responsabili delle associazioni che,
allo scopo di ottenere l'assegnazione, avrebbero dichiarato
attività in totale contrasto con quelle effettivamente
svolte.
In ogni caso, non si comprende come
mai gli uffici
comunali non abbiano compiuto le elementari verifiche che
avrebbero permesso di accertare il mancato
rispetto del regolamento. Dalla lettura dei siti internet
indicati nella tabella precedente, nonché di quello della Federazione Romana
del partito dei D.S. si
evince chiaramente il cambiamento di destinazione in
violazione alla normativa.
Inoltre, è stato accertato un discreto
numero di assegnazioni a favore di associazioni, circoli
culturali etc., che portano il
nome di dirigenti storici del Partito Comunista Italiano,
nomi che già in precedenza identificavano sezioni dello
stesso partito già operanti nelle stesse aree territoriali,
nonché
associazioni, i cui responsabili sono dirigenti DS, che
hanno avuto, in quanto associazioni, assegnate sedi agli stessi
indirizzi dove già sorgevano sezioni di quel partito.
Anche in questi casi dovrebbe essere
compito degli uffici verificare quale contributo sociale
o culturale forniscano ai territori ove agiscono,
verifica che risulta impossibile per un normale cittadino, dato che,
in alcuni casi, persino le vetrine esposte al pubblico
passaggio, risultano oscurate da pesanti tendaggi che
occultano la natura delle attività svolte internamente.
Un significativo esempio di trasparenza!
2- Assegnazioni a
cooperative
Sebbene da alcune istruttorie inerenti
le pratiche di regolarizzazioni gli stessi funzionari del
Comune avessero espresso la seguente affermazione “Si
rileva che la forma organizzativa della cooperativa non è
espressamente prevista nelle esemplificazioni di cui al
comma 4 dell’art.1 della 26/95 degli enti che possono
essere regolarizzati”, 6 cooperative hanno avuto in
concessione altrettanti spazi.
In alcuni casi, agli stessi indirizzi
risultano società informatiche o di altro genere, la cui
utilità sociale è tutta da accertare.
|
Salita s.
Gregorio al Celio |
L’Arcobalena |
|
Via Pelagosa
3 |
Insieme per
fare |
|
Via Molfetta
30 |
Soc Coop
Nuove risposte |
|
Via delle
Avocette 15 |
Data Coop
società cooperativa |
|
Via Milano
4,6,8, |
CO.IN.
Consorzio cooperative integrate |
|
Via Guido
Figliolini 26a |
Albatros 1985 |
Anche qui, appare
strana la mancanza di controlli persino nella fase
istruttoria, ove sarebbe bastato leggere lo statuto
costitutivo.
3- Violazioni
incrociate
a- Oikos
Alla associazione OIKOS vengono
consegnati i locali del piano superiore di via Paolo
Renzi 55 nel 1989. Dopo tale circostanza, Oikos chiede più volte
di regolarizzare la sua posizione richiedendo, in tutte le
forme previste, anche la concessione degli spazi al piano
terra, ufficialmente abbandonati dal 1993, superando
positivamente tutte le fasi previste dalla
formalizzazione della utilizzazione degli spazi di
proprietà comunale utilizzati da associazioni.
Addirittura, nel 1997
appare, su un quotidiano romano la dichiarazione dell'allora
Sindaco di Roma, Francesco Rutelli, il quale afferma
trionfalmente di aver “finalmente assegnato una sede
all’Oikos”. Successivamente una ditta esterna incaricata
dall’amministrazione comunale, espleta le pratiche
tecniche inerenti la determinazione del canone sociale.
Inspiegabilmente, adducendo false
motivazioni, con una determinazione dirigenziale del
1999 il Campidoglio rigetta l’istanza di
regolarizzazione, ordina il rilascio dei locali e, nel
2003 tenta di far eseguire la disposizione di sgombero.
Per questa circostanza, il funzionario responsabile
dell’ordinanza è stato denunciato alla magistratura per
falso e abuso d’ufficio. La questione di merito è ancora
pendente presso il TAR del Lazio.
Particolarmente grave è il fatto che
l’Oikos rientra in quella tipologia di associazioni la
cui pubblica utilità è un fatto accertato, in quanto, tra
i numerosi incarichi di pubblico servizio che essa
svolge, c’è anche l’attività di protezione civile, in
particolare nel campo degli incendi boschivi, per i quali
è stata, per oltre venti anni convenzionata con numerose
amministrazioni pubbliche, ivi incluso il Comune di Roma.
b- Capodarco
Il 19 marzo 1993 alcuni esponenti
della comunità di Capodarco di Roma, di cui
nell'occasione si fece portavoce l'On. Augusto Battaglia
(D.S.), rompendo i sigilli posti dall'Ufficio tecnico
della XII Circoscrizione ai locali del piano inferiore di via P. Renzi, 55, occupano i locali che erano stati consegnati
all’ENAIP e al servizio Giardini del Comune.
Per tale episodio, configurato come invasione di spazio
pubblico, la comunità di Capodarco viene condannata ad
una sanzione di 500,00 euro per violazione degli artt.
633 e 639 bis del CP.
L’amministrazione capitolina,
nonostante il regolamento di concessione di spazi
sociali all’art 6 parli esplicitamente di revoca della
concessione ad ente che “nello svolgimento delle
proprie attività usi metodi violenti e contrari alla
dialettica democratica” procede ugualmente a sanare
l’occupazione di Capodarco attivando una speciale “corsia
preferenziale” al di fuori dei criteri e dei tempi
previsti dal regolamento approvato ai sensi delle
deliberazioni 26/95 e 202/96 del Consiglio Comunale.
Addirittura a Capodarco vengono assegnati i locali
utilizzati dall’Oikos. Anche per tale vicenda, lo stesso
funzionario di cui al punto a- è stato denunciato.
II- Entità
fantomatiche
Quello che segue è un elenco di
associazioni occupanti spazi sociali che non risultano
iscritte ad alcun registro ufficiale, per le quali non si trova
traccia di alcuna attività, che non hanno nemmeno un
recapito
telefonico che le renda rintracciabili. L’utilità sociale di
queste entità irraggiungibili è tutta da dimostrare.
Emblematico è il caso dell’associazione Rostropovich che
occupa, niente meno, un appartamento al civico 71 di
Piazza Navona: sulla porta, scritto a penna, solo
l'acronimo. Bussando nessuno risponde.
Crediamo legittimo chiederci e
chiedere chi ci sia realmente dietro queste associazioni
che occupano locali situati, assai frequentemente, in
zone del centro storico che gli operatori del mercato
immobiliare definirebbero prestigiose.
|
1 |
A.N.M.I.C . (Ass.
Naz. Mutilati e Invalidi Civili) |
|
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2 |
CENTRO CULT.LE E
SVILUPPO RICERCHE SCIENTIFICHE |
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3 |
ASSOCIAZIONE ARCO DI
GIANO |
|
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4 |
A.S.I.A. (Ass.ne
Inquilini e Assegnatari) |
|
|
6 |
ASS. CULT. ARTI E
CIVILTA' ITALICHE |
|
|
7 |
FAMIGLIE ATTIVE PER
L'HANDICAP |
|
|
8 |
ASS.NE EUROMEETING
2000 |
|
|
9 |
CIES
|
|
|
10 |
ECOMARE |
|
|
12 |
CIRCOLO CACCIATORI
"A. S. GIULIANA" |
|
|
13 |
CIRCOLO CULTURALE
Palmiro Togliatti |
|
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14 |
A.S.O.M.A.C. |
|
|
15 |
ALBATROS |
|
|
16 |
ASS. GRANMA |
|
|
17 |
ASS. ARTIGIANI VIA
DELL'ORSO |
|
|
18 |
ASS. CULTURALE LA
SFERA |
|
|
19 |
ASS. EX ALUNNI LICEO
"B. TELESIO" |
|
|
20 |
ASS. NAZIONALE
PARTIGIANI D'ITALIA |
|
|
21 |
ASS. PUNTO INCONTRO
ESQUILINO |
|
|
22 |
ASS. ROSTROPOVICH |
Piazza Navona 71 |
|
23 |
ASS.
ROSTROPOVICH |
Via Gomenizza |
|
24 |
ASS. PROTEZIONE
GIOVENTU’ ROMANA … PER L’ARTIGIANATO |
|
|
25 |
ASS. ROMA CULTURA |
|
|
26 |
BABEL IRAK |
|
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27 |
GRUPPO COLOMBOFILO
Romano |
Via Garibaldi 35a |
|
28 |
CIRCOLO CULTURALE F.
MORANINO |
Via Diego Angeli
140-143 |
|
29 |
ASSOCIAZIONE
CULTURALE ALDA |
Via Borgo Pio 18 |
|
30 |
ASSOCIAZIONE “IL
VENTAGLIO” |
Via Falco 7 |
|
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|
III -
Connessioni politiche ed economiche
In via Milano ai civici 4-6-8
(ufficialmente assegnato al COIN sociale) si trova un
negozio di prodotti biologici che opera sotto la sigla
‘Consortium’ il cui referente è Matteo Amati, ex
assessore regionale DS ai Servizi Sociali. Come uno
spazio sociale sia stato potuto adibire ad un’attività
commerciale, tra l’altro al centro della città, è
alquanto singolare.
La Comunità di Capodarco ha avuto in
assegnazione
tre spazi, uno dei quali con procedura di
urgenza attivata dall’assessore diessino D’Alessandro
(motivo di tanta fretta sembra sia stato il rischio di perdere un finanziamento di 600 milioni,
rischio determinato dal fatto che la gara d'appalto
relativa a detto finanziamento sarebbe stata vinta pur
non possedendo i requisiti di locazione previsti). Per anni detta comunità
è stata presieduta da Augusto Battaglia, deputato DS e
diretta dal già citato Matteo Amati. Lo stesso Battaglia è
stato identificato dalla Polizia Municipale in occasione
dell'occupazione dei locali di Via Paolo Renzi 55, al
momento dell'invasione dei locali, episodio per la quale,
come detto, la
stessa Comunità di Capodarco è stata condannata.
Relativamente a sette enti l’assegnazione degli spazi è stata
fatta in
concomitanza con l’elargizione di finanziamenti comunali
per l’attuazione di ‘progetti a favore dell’infanzia e
dell’adolescenza’. Il totale dei contributi ricevuti per
il 1998 ed il 1999 è stato di dieci miliardi e 635 milioni
delle vecchie lire. Appare evidente che con tali cifre
gli enti in questione avrebbero potuto permettersi di
pagare normali canoni d’affitto evitando di sottrarre
spazi sociali a quelle realtà che operano 'volontariamente',
magari senza i sostanziosi contributi delle
amministrazioni pubbliche.
Ben 21 spazi sono occupati da
sedicenti Centri
Sociali Autogestiti, notoriamente appartenenti alla
cosiddetta area antagonista
che fa riferimento a consiglieri comunali piuttosto noti
per le loro imprese. In alcuni di questi centri, al di là
ed oltre lo svolgimento di attività di intrattenimento e
spettacolo (concerti, feste con annessa somministrazione
di cibi e bevande spesso a pagamento) che di sociale
hanno poco o punto, viene
apertamente propagandato l’uso e persino la coltivazione
della Cannabis, reato punibile dalle leggi vigenti.
Inoltre, in alcuni casi, sono da tempo in corso indagini
della magistratura per atti violenti e, addirittura,
ipotesi di collegamento con organizzazioni terroristiche.
Tali circostanze li pongono automaticamente nelle
condizioni di essere sottoposti alla revoca della
concessione. Inoltre, appare singolare che una parte
consistente del patrimonio comunale, quindi di proprietà di
tutti i cittadini romani, venga utilizzata, in via
esclusiva, da appartenenti ad un’area
politica che, a livello numerico, rappresenta un’entità
assolutamente irrilevante. Infine, appare esecrabile
l'attività dell’amministrazione
comunale che si è prodigata a spendere diversi miliardi delle
vecchie lire per interventi di restauro e manutenzione
degli stabili occupati, nonostante, in almeno un
caso, l’assegnatario si sia apertamente rifiutato di
versare il canone sociale previsto, ovviamente senza essere sottoposto, come previsto, all'immediata
revoca della
concessione.
A fronte dei comportamenti più sopra
esposti, l’unica misura repressiva è
stata posta in atto, come già accennato, verso l’Oikos,
con due tentativi di sgombero fortunatamente scongiurati
solo grazie al coinvolgimento di diversi attori
istituzionali (Regione, Prefettura, Consiglieri
Municipali e Comunali).
L'accanimento con il quale il Comune
di Roma ha cercato di 'sgomberare' l'Oikos (solo e
soltanto l'Oikos) appare vieppiù intollerabile in
considerazione del fatto che questa è un'associazione di volontariato che non ha alcuna
appartenenza politica. Probabilmente la sua unica colpa è
stata, a partire dal 1998, l'aver preso limpidamente le
distanze dalle scelte politiche e finanziarie del Comune
di Roma in ambito sociale, presentando denunce, anche alla
magistratura, che hanno determinato inchieste giudiziarie
che hanno coinvolto direttamente assessori e funzionari
capitolini.
IV Un decentramento mai
avvenuto
Il regolamento
comunale sul decentramento delle funzioni amministrative
ai municipi, prevede che il patrimonio sia gestito
direttamente da questi ultimi.
Così si
esprimeva, il 2 luglio 2002 la Commissione Comunale per
il Decentramento nella sua relazione finale.
“Per quanto
riguarda infine, il decentramento del Patrimonio
Comunale, la commissione non reputa necessaria, allo
stato, una complessiva riformulazione dell’art. 68 del
vigente regolamento del decentramento, quanto piuttosto
in tempi ragionevolmente brevi , del relativo regolamento
di esecuzione previsto dall’art.72 del medesimo
regolamento con la concreta individuazione dei beni di
interesse municipale da trasferire ai municipi. Differire
ancora l’adozione di questo strumento attuativo e
protrarre così l’avvio della gestione di un patrimonio
municipale, significa ormai privare i municipi di risorse
indispensabili per sostenere la mole degli adempimenti
derivanti dalle competenze già normate e da quelle che
verranno ad aggiungersi con il nuovo regolamento del
decentramento. La commissione pertanto ha raccomandato
al competente III dipartimento di inoltrare al più presto
la relativa proposta di deliberazione....” .
Il
tempo limite per dare attuazione a tale indicazione era previsto per gli inizi del 2003.
Ciononostante, il III dipartimento
dell’Assessorato al Patrimonio, non solo si è ben guardato di
adempiere ai suoi doveri, al contrario ha continuato ad emettere
provvedimenti di assegnazione (e di sgombero) in palese contrasto con le indicazioni
espresse dai Municipi con formali risoluzioni, al punto
di provocare numerose proteste.
Tutte le vicende riportate nel
presente dossier, sulle quali lasciamo ad ognuno la
possibilità di valutarne la regolarità o meno sono iniziate nel 1998, dopo che la
dirigenza del III dipartimento è stata affidata a tale
Luisa Zambrini. A parte le assegnazioni più sopra
descritte non è possibile esprimere altra valutazione in
merito agli incarichi di servizio svolti dal citato
dirigente comunale in quanto, al
momento, è praticamente impossibile sapere quali siano i
risultati raggiunti nel mettere effettivamente in regola
tutti i 321 spazi comunali occupati. In più, se si
guarda l’unica fonte accessibile, ovvero l’elenco
presente sul sito Internet del Comune di Roma, a parte
gli esempi riportati in questo libro bianco è riscontrabile un’enorme confusione di
indirizzi, sigle, ecc., tale da rendere
inintelligibile almeno il 50% di ciò che non è stato, in
questa sede, classificato come atti rispetto ai quali
verificare la legittimità.
Ci limitiamo a costatare il fatto che
il funzionario in questione sarebbe stato più volte
denunciato e che, da più parti, più volte, ne sia stata
richiesta la rimozione dall'incarico. Ciononostante,
rimane indisturbata al suo posto e il decentramento delle
sue competenze ai municipi non avviene.
Pur considerando che ogni eventuale
responsabilità penale e civile dell'operato della
dirigente Zambrini è, ovviamente, personale, riteniamo incredibile che
l’amministrazione comunale, innanzitutto il Sindaco,
possa ancora continuare a tollerare un quadro così
sconcertante. Oltretutto, dato che nella vicenda appaiono
personaggi e situazioni inequivocabilmente collegati al
maggior partito della maggioranza che governa Roma e di
cui il sindaco è stato anche segretario nazionale,
sarebbe opportuno, per il prestigio della città e anche
per il suo personale, che compisse tutti quei passi
necessari a restituire trasparenza e onestà ad un ambito
che, per sua propria natura, non può essere macchiato o
infangato da dubbi e turbative che ne minano la radice,
il valore e la credibilità.
E' nostro auspicio che
l'amministrazione capitolina provveda immediatamente ad
una serie di attività improcrastinabili:
- verifica della veridicità di quanto
esposto in questo libro bianco
- adozione di tutti i provvedimenti
necessari per sanare e, dove necessario, revocare quelle
assegnazioni che, in base alla suddetta verifica,
dovessero risultare irregolari e/o illegittime;
- identificazione delle responsabilità
personali di chi non ha svolto i propri compiti d'ufficio
o, peggio, ha assunto determinazioni irregolari e/o
illegittime;
- immediato decentramento, così come
previsto nelle già citate deliberazioni comunali, della
gestione del patrimonio immobiliare destinato ad uso
sociale ai Municipi.